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Crisi delle amministrazioni finanziarie = crisi della giustizia sociale
Carta delle amministrazioni finanziarie in Europa

Indice

  1. Preambolo
  2. Analisi della situazione
    1. Leggi fiscali complicate
    2. "Dumping fiscale"
    3. Principio del paese di destinazione = porta aperta alla criminalità economica e fiscale
    4. Amministrazione fiscale e doganale - un'arma inefficace contro la criminalità fiscale ed economica
    5. Criminalità fiscale e criminalità economica in forte aumento
  3. Sette esigenze fondamentali per il consolidamento delle amministrazioni finanziarie in Europa
  4. Appello

1. Preambolo

"Alla luce del significato storico attribuito al superamento delle difficoltà connesse alla divisione del continente europeo e alla necessità di costruire basi solide per l'Europa del futuro", i trattati di Maastricht indicano la strada verso una "Unione europea" che garantisca la parità delle condizioni di vita e delle opportunità per i cittadini in Europa. Questa strada passa dall'Unione economica e monetaria, la cui realizzazione è prevista a partire dall'1 gennaio 1999 con la moneta unica "Euro".

1. L'Unione economica e monetaria quale base materiale per l'Europa del futuro potrà essere contemplata ed attuata soltanto a condizione di impostare la libertà dello scambio di merci, servizi e capitali sul principio della giustizia sociale.

A tal fine devono essere soddisfatte due premesse:

Deve essere istituito un quadro unitario per definire la struttura di un regime fiscale in base al quale tutti i cittadini vengano chiamati al pagamento delle tasse proporzionalmente alla loro capacità economica individuale, un passo decisivo verso una giustizia fiscale più efficace ed al tempo stesso verso la giustizia sociale (vedi punto 4).

Amministrazioni finanziarie competenti ed efficienti devono creare la struttura di base per l'applicazione pratica di tale regime fiscale.

2. L'economia di mercato non è un'economia di mercato aggressiva, né un'economia impostata sul capitalismo manchesteriano; senza l'attributo "sociale" non ha radici in uno Stato di diritto sociale. Può prosperare solo se le forze del mercato libero operano nel campo della giustizia sociale.

3. Le società europee son lungi dall'aver raggiunto questa meta, pur se ognuna in misura diversa. In molti paesi il divario tra poveri e ricchi è in continuo aumento: da un lato, soltanto nell'UE vi sono quasi 20 milioni di disoccupati, dall'altro c'è chi guadagna stipendi altissimi in molti settori dell'economia privata. Il legame tra i due poli - un ceto medio economicamente più produttivo di cui fa parte anche il servizio pubblico - s'indebolisce sempre più.

Conseguentemente viene turbata la pace sociale. Le manifestazioni organizzate in molte capitali europee, ma soprattutto la marcia dei sindacati europei contro la disoccupazione, confermano questa realtà in modo particolarmente efficace.

lo Stato di diritto sociale si trova di fronte a sfide allarmanti.

4. Con preoccupazione crescente, per non dir meno angosciosa, l'UFE constata che la crisi strutturale delle amministrazioni finanziarie europee (amministrazioni fiscali e doganali) ha condotto ugualmente ad una crisi della giustizia sociale.

Difatti: la giustizia sociale può evolvere solo se ne viene garantita l'essenza, ossia un sistema di imposizione uniforme, non solo per mezzo della legislazione fiscale e doganale, bensì anche attraverso l'applicazione della legge. Un sistema fiscale equo che operi in questo modo chiama tutti i cittadini a versare i contributi proporzionalmente alla loro capacità economica individuale, crea le premesse per una lotta efficace contro la criminalità fiscale ed economica e consente inoltre di ridurre l'onere fiscale. Giustizia sociale e giustizia fiscale vanno di pari passo. Sono entrambe componenti di un ordinamento giuridico e finanziario stabile, fondato su chiari principi.

5. Le amministrazioni finanziarie svolgono perciò una funzione di centrale e fondamentale importanza nel processo di integrazione europea. Il personale delle amministrazioni finanziarie in Europa è consapevole del suo ruolo e della sua funzione di promotore, all'interno di uno Stato di diritto sociale, oltre che della giustizia fiscale anche di una maggiore giustizia sociale.

I dipendenti delle amministrazioni finanziarie in Europa sono decisi a prestare il loro contributo a favore di una maggiore giustizia fiscale nella lotta contro la criminalità economica e fiscale.

I dipendenti delle amministrazioni finanziarie si schierano dalla parte dei contribuenti onesti e puntuali. "Sono tutti sulla stessa barca", poiché i contribuenti onesti pagano con un onere fiscale elevato e pregiudicante lo scotto per la criminalità fiscale ed economica.

I rappresentanti del personale finanziario in Europa riuniti a Bonn, solidali in seno all'Unione dei lavoratori finanziari europei (UFE), attendono dai responsabili politici delle amministrazioni finanziarie a livello nazionale ed europeo un aiuto concreto articolato in due fasi:

un'analisi realistica della situazione all'interno delle amministrazioni finanziarie europee e, fondata su quest'ultima,

l'elaborazione di una strategia pertinente e plausibile volta a superare i deficit individuati, ad incrementare l'efficienza delle amministrazioni finanziarie e a consentire ai dipendenti di adempiere al loro importante incarico. Con cognizione di causa il comitato approva l'8 settembre 1997 a Bonn la "Carta delle amministrazioni finanziarie in Europa".

2. Analisi della situazione

1. Leggi fiscali complicate

Le leggi fiscali (leggi fiscali e doganali) sono sempre più complesse poiché si vogliono conseguire tutti gli obiettivi possibili e immaginabili dello Stato attraverso il diritto fiscale. La profusione di norme che sommerge le amministrazioni finanziarie in Europa, dovuta oltre che alle leggi fiscali anche ad una serie di ordinamenti, direttive, decreti, sentenze ecc. marginali, diventa sempre più sconcertante.

Contemporaneamente il diritto comunitario esercita un'influenza sempre più percettibile sul diritto fiscale nazionale, che a sua volta va complicandosi. Il mercato unico europeo e l'Unione economica e monetaria finiranno con l'accentuare questa tendenza.

2. "Dumping fiscale"

Il "dumping fiscale" assume dimensioni sempre più vaste. Il trasferimento degli utili in zone a bassa imposizione fiscale procura enormi perdite fiscali nei paesi caratterizzati da un effettivo aumento dell'attività economica e risulta in una distorsione della concorrenza.

Il "dumping fiscale" ostacola inoltre l'applicazione di una giustizia sociale più efficiente.

Difatti: l'onere fiscale viene necessariamente spostato sulla base imponibile meno mobile, il lavoro, provocando un aumento della tassazione dei lavoratori dipendenti.

3. Principio del paese di destinazione = porta aperta
alla criminalità economica e fiscale

Dall'istituzione del mercato unico europeo l'1 gennaio 1993 si è riscontrato un aumento preoccupante della criminalità fiscale, dovuto in particolare al regime transitorio dell'imposta sulle entrate, il cosiddetto "principio del paese di destinazione" (l'imposta sul valore aggiunto viene riscossa dallo Stato membro sul cui territorio avverrà il consumo finale delle merci o dei servizi venduti). Il lavoro prestato finora senza difficoltà dalle amministrazioni doganali viene affidato alle autorità finanziarie locali all'interno del paese, suscitando un'esigenza di informazione e di controllo che le amministrazioni fiscali non sono in grado di soddisfare.

Sono stati introdotti regolamenti complessi per localizzare la provenienza dei fatturati imponibili. Esistono attualmente almeno 25 ordinamenti distinti per stabilire il luogo in cui un fatturato va tassato, il ché genera costi amministrativi elevatissimi, sia per le imprese che per le amministrazioni finanziarie.

In linea di massima si può definire il "principio del paese di destinazione" una porta aperta alla criminalità fiscale ed economica, anche nella loro manifestazione più grave, ossia la "frode itinerante". Per via della ripartizione dell'attività economica nei vari Stati membri, nessun paese è più in grado di esercitare un controllo globale sull'attività commerciale di un'impresa né di accertarsi della legittimità delle ritenute. Le sole "frodi itineranti" causano perdite fiscali per decine di miliardi.

4. Amministrazione fiscale e doganale - un'arma inefficace
contro la criminalità fiscale ed economica

Il risultato è allarmante:

Le amministrazioni fiscali europee non riescono a svolgere il loro compito di sorveglianza. Non sono in grado di sfruttare le fonti d'imposizione disponibili. Ovunque, pur se in misura diversa, si creano enormi lacune nel personale. Nel complesso si osserva una riduzione del personale nonostante il lavoro aumenti in modo dinamico.

Per via della scarsa disponibilità di personale all'interno dell'amministrazione doganale, una lotta efficace contro la criminalità economica viene notevolmente ostacolata, se non addirittura resa impossibile. Le quote di ispezione stabilite per le merci sottoposte all'organizzazione comune dei mercati dell'UE non possono più essere osservate a causa della carenza di personale; vengono inoltre commesse infrazioni alle disposizioni nazionali in materia di economia estera ogni qualvolta si effettuano trasporti interni che le amministrazioni doganali non sono in grado di individuare. Secondo la Corte dei conti, soltanto con il contrabbando di sigarette si verificano, per esempio in Germania, perdite fiscali per un valore di quasi tre miliardi di marchi all'anno.

Infine, l'insufficienza operativa delle amministrazioni doganali pregiudica in modo preoccupante la sicurezza negli Stati membri dell'UE.

5. Criminalità fiscale e criminalità economica
in forte aumento

Questa situazione crea le premesse per un aumento notevole della criminalità fiscale ed economica, sostenuta sempre più dalla criminalità organizzata, e nei cui confronti le amministrazioni finanziarie europee sono sprovvedute.

Secondo le valutazioni dell'Istituto degli Studi superiori di Vienna, l'economia clandestina detiene fra il 10% e il 20% del prodotto interno lordo dell'economia nazionale europea. Dal 1970 si è assistito ad un raddoppiamento della quota nei paesi dell'UE, in un periodo in cui molti Stati membri hanno dovuto sormontare enormi deficit di bilancio. Le perdite fiscali all'interno dell'UE sono valutate a non meno di 300 miliardi di ECU.

La solidarietà sociale viene compromessa in una situazione in cui gli uni si sottraggono ai loro obblighi fiscali mentre altri vengono oberati di tasse oltre i limiti della loro capacità economica. I contribuenti onesti pagano così lo scotto per la criminalità fiscale e l'economia clandestina.

Le restrizioni poste alle condizioni lavorative nel settore pubblico da un lato, e l'incitamento ostentato alla criminalità fiscale ed economica dall' altro, nonché il mancato sfruttamento delle fonti di imposizione disponibili, creano un clima di contrarietà sociale.

3. Sette esigenze fondamentali
per il consolidamento
delle amministrazioni finanziarie in Europa

L'UFE invita i responsabili politici in Europa ad impegnarsi affinché le amministrazioni finanziarie europee possano svolgere il loro compito di centrale importanza all'interno di un mercato unico europeo e dell'Unione economica e monetaria.

1. La struttura delle leggi fiscali va armonizzata; contemporaneamente potrà essere sfruttata l'eventualità di una reale semplificazione della legislazione. Occorre in particolare armonizzare la tassazione dei redditi provenienti dai capitali, onde abolire la non-tassazione dei risparmi transfrontalieri e garantire la libera circolazione dei capitali in seno ad un mercato unico dei capitali. Il "dumping fiscale", causa di distorsione della concorrenza e ostacolo alla libera circolazione di merci, servizi e capitali, deve essere debellato.

2. La pianificazione delle risorse umane va orientata in funzione dell'aumento degli incarichi e realizzata in base ad un'analisi degli stessi. I responsabili del bilancio non possono impostare la creazione di nuovi posti di lavoro sul criterio della "distribuzione della carenza", ma devono valutare le esigenze di personale in funzione dell'aumento degli incarichi.

3. Nell'insieme, unitamente allo sviluppo del settore privato e delle professioni di consulenza fiscale, va garantita la competitività del personale delle amministrazioni finanziarie

4. Lo scambio di personale tra gli Stati membri dell'UE va intensificato. Una collaborazione efficiente potrà sorgere e prosperare solo se ai dipendenti delle amministrazioni fiscali e doganali verranno illustrati i principi, oltre che del diritto comunitario, anche dei sistemi di diritto fiscale e doganale in vigore negli altri paesi membri dell'UE, compresa l'organizzazione amministrativa. Questo apporto deve verificarsi sia a livello teorico che pratico, ossia offrendo ai dipendenti l'opportunità di soggiornare negli altri paesi membri dell'UE.

L'estensione del programma "Matthäus-Tax-Programm", già operativo nel settore delle imposte indirette, al settore delle imposte dirette costituisce quindi una priorità.

5. Nella lotta contro le pratiche abusive nel campo dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte di consumo, il programma "FISCALIS" della Commissione dell'UE segna un passo nella direzione giusta. Il programma prevede segnatamente lo scambio di informazioni mediante un sistema informativo inerente all'imposta sul valore aggiunto, seminari ed esercizi di controllo multilaterali, un'iniziativa di formazione quale introduzione al programma "FISCALIS", nonché il servizio linguistico.

Il progetto va realizzato quanto prima e l'UFE dovrà intervenire in tutte le fasi della sua attuazione ed evoluzione.

6. Per coordinare il lavoro delle amministrazioni doganali europee nell'ambito della lotta contro l'evasione fiscale e la criminalità organizzata, è necessario istituire un ufficio europeo di investigazione doganale, incaricato di garantire una lotta coerente contro la criminalità doganale e di ottimizzare le misure individuali delle amministrazioni doganali.

Occorre inoltre instaurare una cooperazione a livello delle attività doganali in generale mediante un'autorità amministrativa europea distinta, "EURODOGANA".

7. Dal programma d'azione "Dogana 2000" dell'UE vanno tratte le necessarie conclusioni. L'obiettivo europeo, definito inoltre dalla commissione di inchiesta del Parlamento europeo con riguardo alle irregolarità del regime di transito, deve concretizzarsi in un'amministrazione doganale europea unica.

A tal fine le amministrazioni doganali dovranno seguire uno sviluppo interattivo all'interno dell'UE. Questa esigenza riguarda in modo particolare le tecnologie dell'informazione ed il modello delle pratiche amministrative.

In questo contesto la formazione e la specializzazione professionali assumono un significato determinante. Onde garantire l'uniformità delle attività amministrative, i dipendenti dell'amministrazione doganale reclamano l'istituzione di un'accademia doganale europea con competenze nel campo della formazione e della specializzazione professionali. L'accademia doganale dovrà essere stabilita in un paese dell'UE già dotato di un modello di formazione professionale elevato, nonché di un corpo insegnante per tutti i settori di attività e gli orientamenti di carriera delle amministrazioni doganali dell'UE, o che disponga fin d'ora di un centro di formazione accademica.

L'UFE, in veste di rappresentante ufficiale dei dipendenti dell'amministrazione doganale e fiscale europei, dovrà conseguentemente e prontamente intervenire nell'applicazione del programma d'azione "Dogana 2000" e nella sua concretizzazione ed evoluzione, ritenute particolarmente urgenti e indispensabili.

4. Appello

L'UFE si appella ai responsabili politici europei:

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